20151215

Auguri

Quest’anno non è un Natale come tutti gli altri, è il Natale della crisi, che ha messo tutti di fronte a grandi difficoltà. 
Ancor di più tantissimi bambini che vivono nel sud del mondo e per i quali ogni giorno è una conquista. 
E allora, anche e soprattutto in questo Natale, abbiamo deciso di evitare gli sprechi e regali inutili e di regalare, tramite Save the Children, caprette, polli e vaccini per bambini. 





Auguri a tutti voi!
 Che sia un sereno Natale 
e che il 2015 
possa esaudire tutti i desideri!

20151120

Dossier sanitario elettronico: più tutele per i pazienti








Il Garante Privacy adotta le nuove linee guida: consenso informato, accessi  tracciati, immediata comunicazione dei data breach.
Varate  dal Garante privacy le nuove Linee guida sul dossier sanitario elettronico [doc. web n. 4084632]. Maggiori tutele per i dati dei pazienti, più trasparenza e obbligo per le strutture sanitarie di comunicare immediatamente all'Autorità i cosiddetti data breach (violazioni o incidenti informatici, come attacchi, accessi abusivi, azioni di malware, perdita, furto), che possano avere un impatto significativo sui dati. Il paziente avrà la possibilità di conoscere gli accessi eseguiti sul proprio dossier.
Scopo delle Linee guida è quello di definire un quadro di riferimento unitario per il corretto trattamento dei dati raccolti nei dossier, già istituiti o che si intendono istituire,  da parte di strutture sanitarie pubbliche e private.
Il dossier sanitario elettronico è lo strumento costituito presso un'unica struttura sanitaria (un ospedale, un'azienda sanitaria, una casa di cura), che raccoglie informazioni sulla salute di un paziente al fine di documentarne la storia clinica presso quella singola struttura e offrirgli un migliore processo di cura. Si differenzia dal fascicolo sanitario elettronico in cui invece confluisce l'intera storia clinica di una persona generata da più strutture sanitarie.
Il provvedimento del Garante, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 164 del 17 luglio 2015, stabilisce, in particolare, che ai pazienti deve essere consentito di scegliere, in piena libertà, se far costituire o  meno il dossier sanitario. In assenza del consenso il medico avrà a disposizione solo le informazioni rese in quel momento dal paziente o in precedenti prestazioni fornite dallo stesso professionista. La mancanza del consenso non deve incidere minimamente sulla possibilità di accedere alle cure richieste. Per poter inserire nel dossier informazioni particolarmente delicate (infezioni Hiv, interventi di interruzione volontaria della gravidanza, dati relativi ad atti di violenza sessuale o pedofilia) sarà necessario un consenso specifico.
Per consentire al paziente di scegliere in maniera libera e consapevole, la struttura dovrà informarlo in modo chiaro, indicando in particolare, chi avrà accesso ai suoi dati e che tipo di operazioni potrà compiere.
La struttura sanitaria inoltre, dovrà garantire al paziente l'esercizio dei diritti riconosciuti dal Codice privacy (accesso ai dati, integrazione, rettifica, etc.) e la conoscenza del reparto, della data e dell'orario in cui è avvenuta la consultazione del suo dossier. Al paziente dovrà essere garantita anche la possibilità di "oscurare" alcuni dati o documenti sanitari che non intende far confluire nel dossier.
Considerata la particolare delicatezza del dossier il Garante ha prescritto l'adozione di elevate misure di sicurezza. I dati sulla salute dovranno essere separati dagli altri dati personali, e dovranno essere individuati criteri per la cifratura dei dati sensibili. L'accesso al dossier sarà consentito solo al personale sanitario coinvolto nella cura. Ogni accesso e ogni operazione effettuata, anche la semplice consultazione, saranno tracciati e registrati automaticamente in appositi file di log che la struttura dovrà conservare per almeno 24 mesi.
Eventuali violazioni di dati o incidenti informatici dovranno essere comunicati all'Autorità, entro quarantotto ore dalla conoscenza del fatto, attraverso un modulo predisposto dal Garante all'indirizzo: databreach.dossier@pec.gpdp.it.

fonte: Garante Privacy

20150826

Smartphone "sorvegliati" dai cookie

Sono più insidiosi dei cookie. Soprattutto, a differenza dei cookie, sono difficilmente cancellabili. Sono i supercookie, in linguaggio tecnico unique identifier headers, stringhe di codice che vengono "iniettate" in ogni richiesta di Http fatta dall'utente al mobile carrier. La rivelazione del loro utilizzo da parte dei grandi carrier Usa ha scatenato polemiche che hanno portato Verizon e At&T a modificare le proprie politiche privacy.
Ma il supercookie ora sembra affacciarsi anche fuori dagli Usa. Lo sostiene il gruppo Access Now, organizzazione internazionale a difesa dei diritti digitali, che ha monitorato le tecnologie di tracciamento adottate in 164 Paesi e la navigazione di 180mila utenti attraverso un sito di suo creazione, Amibeingtracked.com. Ne emerge che viene "monitorato" dai supercookie il 15,3% degli utenti sparsi  in 10 Paesi fra cui Cina, India, Messico, Marocco e Venezuela.
Risultati immagini per smartphone
“I supercookie utilizzati fuori dagli Usa sono potenzialmente più pericolosi perché in molti di questi Paesi si naviga via smartphone” commenta Deji Olukotun senior global advocacy manager di Access Now.
Gli header agiscono come i cookie su personal computer, lasciando cioè piccolo pezzi di codice quando l’utente visita un sito. A differenza dei cookie, però, i loro parenti “super” in genere non possono venir cancellati. Access Now in particolare sottolinea che non è a conoscenza di operatori che permettano ai propri utenti di decidere l’”opt out”.
Access Now ha riscontrato che gli operatori di tre paesi - Messico, Spagna, Cina e India - stanno trasmettendo informazioni sugli utenti a terzi, pur ignorando se gli header in questi casi vengano utilizzati per analisi interne o per intenti commerciali.
Jacob Hoffman-Andrews, dell'Electronic Frontier Foundation sostiene che l'uso dei supercookie dovrebbe avvenire solo su base opt-in: ogni deroga è insensata. "Si tratta di una tecnologia così invadente che l’opt-out risulta insufficiente”.
Fonte: Il Corriere delle Comunicazioni

20150718

CERTIFICAZIONE LAVANDERIE INDUSTRIALI

Risultati immagini per lavanderie industrialiOggigiorno "fare qualità" nelle realtà che erogano servizi di lavanderia industriale specializzata per il noleggio e il ripristino di biancheria e abiti da lavoro significa saper rispondere alle richieste dei clienti che esigono prodotti visibilmente puliti, privi di macchie, fragranti e privi di odori sgradevoli e con una finitura accurata. Questa pulizia multisensoriale si determina durante il ciclo di lavaggio per mezzo di trattamenti fisici e chimici, la cui combinazione riduce di molto la probabilità di sopravvivenza dei microrganismi presenti sui tessili: la necessità di evitare la contaminazione microbiologica riveste quindi un'importanza essenziale in ogni fase del trattamento.
Nel settore dei servizi tessili il sistema RABC (Risk analysis biocontamination control system) garantisce un livello prestabilito di qualità microbiologica in funzione dell'utilizzo dei vari tessili.
A tal scopo si utilizza la norma europea UNI EN 14065:2004 "Tessili trattati in lavanderie - Sistema di controllo della biocontaminazione" che rappresenta quindi uno strategico strumento di comunicazione e trasparenza della qualità del servizio che, grazie all'attività di verifica da parte di un organismo terzo e indipendente, acquisisce credibilità.
La certificazione consente a qualsiasi realtà operante nel settore dei servizi di lavanderia industriale specializzata per il noleggio e il ripristino di biancheria e abiti da lavoro di differenziarsi, facendo emergere in modo tangibile e verificabile la qualità dei propri servizi, rassicura i clienti circa la conformità ai requisiti stabiliti dalla norma e dà credibilità agli impegni assunti; ha inoltre un approccio orientato ai risultati.
PER INFO: info@studiolobrutto.eu

20150616

Condannata una ditta per valutazione dei rischi e informazione incomplete

Un lavoratore-boscaiolo mentre stava operando nel cantiere forestale impegnato nel taglio di una pianta, veniva investito e travolto da una parte del tronco “che si era spaccato longitudinalmente”. Dei conseguenti danni l’interessato aveva chiesto giudizialmente il risarcimento.

Risultati immagini per taglio alberiAlla ditta di cui lo stesso era dipendente, era stato contestato di avere causato, per colpa generica e specifica, lesioni personali al proprio dipendente e ciò per “non aver adottato e non avere fatto adottare nell’esercizio delle attività lavorative le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica degli operatori”.
Contro la sentenza emessa nel giudizio di primo grado, la ditta aveva proposto un ricorso in Cassazione che fu respinto, con la conseguente conferma della condanna emessa nel giudizio di primo grado (Cassazione Penale, Sez. 4, 28 maggio 2015, n. 22837).
La Corte territoriale aveva evidenziato che al lavoratore “non fosse stata data una adeguata formazione, né una adeguata informazione a proposito delle tecniche di taglio delle piante inclinate e che nel documento di valutazione dei rischi non si leggeva alcuna valutazione a proposito del cosiddetto rischio di “scosciamento”*.
Al ricorso della ditta contro la sentenza i giudici di merito avevano sostanzialmente “negato che al lavoratore infortunato fosse stato impartito l’ordine di procedere con un determinato tipo di taglio qualora la pianta da abbattere risultasse inclinata, ma non avevano negato che tale “indicazione tecnica” fosse stata effettivamente fatta conoscere all’infortunato” con conseguente violazione, quindi, dell’art.20 del TU 81/08 ( il lavoratore deve osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro).
Da qui la della responsabilità dell’imputato in ordine al reato ascrittogli e per quanto concerne la inesistenza della abnormità della condotta del lavoratore vittima dell’infortunio, i giudici della Corte territoriale hanno fornito una congrua e adeguata motivazione.
Entrando nei particolari delle motivazioni dei giudici territoriali, che la Cassazione ha fatte proprie, la sentenza ha evidenziato che “al lavoratore non erano stati impartiti degli adeguati corsi di preparazione a proposito delle differenti tecniche di taglio nel caso di piante dritte e nel caso di piante inclinate, in quanto i corsi di formazione a cui il lavoratore infortunato aveva partecipato riguardavano il taglio in prossimità di linee elettriche, non essendo certo sufficiente a garantire la conoscenza delle tecniche di taglio il possesso del manuale del boscaiolo”.
I giudici della Corte territoriale avevano anche sottolineato la circostanza che “ il documento di valutazione dei rischi si preoccupava soltanto di evidenziare come il boscaiolo debba garantire uno spazio di caduta dell’albero tale da non creare pericolo per le persone, ma che il documento stesso non prevedeva alcuna valutazione specifica del rischio di scosciamento”.

20141105

Documenti di cantiere POS e PSC: vera semplificazione?

Con un comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha dato notizia dell’avvenuta pubblicazione, sul proprio sito istituzionale, del D.I. 9 settembre 2014. Il D.I. 9 settembre 2014 ha fornito nuovi modelli semplificati per il POS, il PSC, il PSS e il fascicolo dell’opera, riportati, rispettivamente, negli Allegati da I a IV allo stesso provvedimento, che possono essere utilizzati dai datori di lavoro delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici, dal coordinatore e dall’appaltatore.
 I nuovi modelli di valutazione dei rischi riguardano specificamente l’appalto (art. 1655, c.c.) avente come oggetto il compimento di un’opera o di un servizio che rientra nella definizione contenuta all’art. 88, D.Lgs. n. 81/2008; si tratta, quindi, di quei lavori in edilizia da svolgere nei cantieri temporanei o mobili come definiti all’art. 89, comma 1, lettera a), a esclusione di quelle attività individuate al comma 2, art. 88, come, per esempio, la realizzazione d’impianti elettrici, di reti informatiche, di gas, di acqua, di condizionamento e di riscaldamento, nonché piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore a dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi, che non espongano i lavoratori ai rischi di cui all’Allegato XI al D.Lgs. n. 81/2008.
In relazione all’ambito soggettivo, questi modelli consentono al committente delle opere [art. 89, comma 1, lettera b)] e i datori di lavoro delle imprese esecutrici [art. 2, comma 1, lettera b)] di adempiere al delicato obbligo di valutazione dei rischi (artt. 17, 28 e 29) con riferimento allo specifico cantiere interessato che, per il settore dell’edilizia, è basato su un “regime speciale” che prevede una bipartizione di compiti tra questi due soggetti.
Sul primo, infatti, occorre ricordare che grava l’onere di designare i coordinatori per la progettazione e l’esecuzione dell’opera in caso di presenza, anche non contemporanea, di due o più imprese esecutrici (art. 90, comma 3); i coordinatori, secondo le rispettive competenze, devono poi provvedere a redigere il PSC e il fascicolo dell’opera in cui sono analizzati i rischi e individuate le necessarie misure di prevenzione (art. 100).
La stessa norma ha definito anche il modello di PSS semplificato che deve essere redatto dell’appaltatore o del concessionario secondo quanto previsto dal comma 2-bis, art. 131, D.Lgs. n. 163/2006, per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
Per quanto riguarda la modulistica, invece, il D.I. 9 settembre 2014 ha proposto alcuni modelli che, riprendendo in effetti qualche cosa di già visto, sono a “contenuto vincolato” e adattabili, per quanto riguarda le dimensioni dei campi, con l’obbligo di specificare anche la data delle revisioni e l’oggetto delle stesse che dovranno essere firmate anche dal revisore che, nel caso del POS, coinciderà con il datore di lavoro mentre, in quello del PSC, con il coordinatore. I modelli, comunque, hanno ripreso sostanzialmente l’Allegato XV al D.Lgs. n. 81/2008, richiamandone i vari punti, ma con l’inserimento di alcune informazioni e documenti supplementari come, per esempio, nel caso del PSC nel quale è richiesto di riportare anche le tavole e i disegni tecnici esplicativi; occorre osservare che al PSC deve essere allegata anche la planimetria/lay out di cantiere in funzione dell’evoluzione dei lavori, le planimetrie di progetto, il profilo altimetrico, la relazione idrogeologica, se presente, o indicazioni in tal senso, il computo metrico analitico dei costi per la sicurezza e la tavola tecnica sugli scavi qualora necessaria.
Tra questi documenti quello che appare certamente più critico è il POS, ossia «il documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige, in riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell’articolo 17 comma 1, lettera a), i cui contenuti sono riportati nell’allegato XV» [art. 89, comma 1, lettera h)].
Occorre ricordare che l’obbligo della redazione del POS non grava solo sui datori di lavoro delle imprese esecutrici ma anche dell’impresa affidataria (art. 97) e dell’impresa familiare, anche qualora non siano occupati lavoratori subordinati ed equiparati dall’art. 2, comma 1, lettera a), D.Lgs. n. 81/2008 (art. 96, comma 1). Invece, sono ancora esclusi dall’obbligo i lavoratori autonomi (art. 2222, c.c.), ossia la persona fisica la cui attività professionale contribuisce alla realizzazione dell’opera senza vincolo di subordinazione [art. 89, comma 1, lettera d)].
Secondo la giurisprudenza, inoltre, il PSC e il POS vanno a integrarsi tra loro costituendo un unico documento e, in particolare, il richiamo dell’art. 17, comma 1, Lettera a), D.Lgs. n. 81/2008, contenuto all’art. 96, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008, ha lasciato chiaramente intendere che il POS documenta, per il singolo cantiere, la specifica valutazione dei rischi, le conseguenti misure di prevenzione e protezione che il datore di lavoro ha il dovere di attuare in armonia con quanto stabilito nel PSC e le prescrizioni eventualmente disposte dal coordinatore nell’esercizio delle sue delicate funzioni di vigilanza durante l’esecuzione dell’opera.
Sulla base di questi principi, quindi, il legislatore ha “confezionato” uno schema di POS “ordinario” stabilendo, nell’Allegato XV, il suo contenuto minimo che ha previsto, tra l’altro, l’individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel PSC quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere, nonché le procedure complementari e di dettaglio richieste dal PSC.
Il D.I. 9 settembre 2014, quindi, sulla base di questi principi ha proposto nell’Allegato I uno schema di POS che, a dire il vero, ha semplificato poco o niente rispetto a quello ordinario; infatti, nel modello è affermato che la redazione del POS dove essere improntata su «criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantire la completezza e l’idoneità quale strumento di pianificazione degli interventi di prevenzione in cantiere, l’indicazione di misure di prevenzione e protezione e dei dpi, le procedure per l’attuazione delle misure da realizzare e i ruoli che vi devono provvedere».
Si tratta, in effetti, di una frase mutuata dall’art. 28, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008, ma che, di fatto, ha scarso valore pratico in quanto, a ben vedere, questo nuovo modello è “blindato” e ha un contenuto che sostanzialmente è quello dello schema ordinario che è possibile desumere dall’Allegato XV.
Senza contare, poi, la richiesta d’informazioni aggiuntive come nel caso dei lavoratori dell’impresa e di quelli autonomi; infatti, il punto 3.2.1, n. 7, Allegato XV, ha richiesto solo «il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell’impresa esecutrice e dei lavoratori autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa» mentre, nel nuovo modello, è necessario specificare anche i nominativi e, per i lavoratori autonomi, anche molteplici informazioni aggiuntive (attività svolta, data d’ingresso e data di uscita dal cantiere) e una serie d’informazioni analitiche sulla formazione (base, rischi specifici e di mansione, rischi di cantiere contenuti in PSC e POS, DPI III categoria e addestramento).
Inoltre, non è nemmeno chiaro quali siano le «Mansioni specifiche svolte in cantiere ai fini della sicurezza» svolte dal RSPP, dal medico competente e dal rappresentante dei lavoratori, previste in un apposito campo del modello, atteso che le stesse già sono puntualmente definite dal D.Lgs. n. 81/2008.
Non si comprende, quindi, quale sia la semplificazione ma, al contrario, a ben vedere, il modello di POS semplificato, che almeno 10 giorni prima dell’inizio dei lavori insieme al PSC deve essere messo a disposizione dei rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, rischia di complicare ulteriormente la vita delle imprese e dei professionisti; a tutto questo occorre aggiungere l’assoluta mancanza d’istruzioni operative che, se ben delineate, avrebbero contribuito certamente a rendere più agevole la redazione del POS e degli altri documenti semplificati.


20140930

Le norme per la sicurezza delle aule scolastiche

Mentre in questi giorni le ipotesi di riforma della scuola tengono banco e si parla finalmente di fondi per la ristrutturazione di molti edifici a rischio, è utile riportare alla memoria il corpus delle norme tecniche UNI sui requisiti che gli arredi scolastici (lavagne, banchi, sedie, cattedre) e gli strumenti di illuminazione artificiale devono possedere per garantire la sicurezza, sia all’interno che all’esterno delle aule.

Cattedre. UNI 4856
Esiste una norma specifica anche per i docenti: si tratta della UNI 4856 che stabilisce i requisiti di stabilità, resistenza e durabilità e i relativi metodi di prova per cattedre e sedie destinate agli insegnanti. Oltre a tali requisiti la norma prende anche in considerazione quelli delle superfici dei componenti metallici (ad esempio la resistenza alla corrosione), i requisiti delle parti mobili (ad esempio la durata e la resistenza delle guide dei cassetti) e i requisiti dei pannelli a base di legno (ad esempio le emissioni di formaldeide).

Lavagne. UNI EN 14434
Le lavagne rientrano nel campo di applicazione della norma UNI EN 14434 che riguarda tutte le “superfici verticali di scrittura”. La norma ha l’obiettivo di prevenire lesioni gravi durante il normale utilizzo delle lavagne: per questo motivo specifica, ad esempio, che:
  • nessuna parte della superficie verticale deve costituire un potenziale pericolo per l'utente
  • la superficie deve essere tale da evitare danni agli indumenti e macchie durante l’utilizzo
  • tutti i bordi e gli angoli accessibili devono essere arrotondati
  • tra le varie parti della lavagna che si muovono in relazione l'una all'altra deve esserci sempre una distanza di sicurezza che deve essere meno di 8 mm o più di 25 in ogni posizione durante il movimento.
Le lavagne “a norma” vengono sottoposte a prove per verificarne l’attitudine alla scrittura e alla cancellazione, la resistenza all’abrasione, alla graffiatura, all’urto e alla macchiatura. Le lavagne oltre ad essere sicure devono anche essere facili da usare, la UNI EN 14434 fornisce alcuni requisiti ergonomici, come ad esempio il posizionamento di comandi e maniglie. Infine la norma stabilisce la documentazione che deve accompagnare questi prodotti come, ad esempio, le istruzioni per il montaggio e l’installazione.

Banchi e sedie. UNI EN 1729
Le caratteristiche di banchi e sedie sono descritte dalle norme della serie UNI EN 1729 che stabiliscono ad esempio che:
  • i bordi del sedile, dello schienale e dei braccioli delle sedie che vengono a contatto con l’utilizzatore devono essere arrotondati con un raggio minimo o uno smusso di 2 mm. Le superfici devono essere lisce, le estremità rivestite per evitare di generare schegge taglienti
  • ogni sedia o banco “a norma” deve superare una serie di prove di laboratorio tra le quali quelle di stabilità, di resistenza, di durata e d’urto
  • in relazione all'altezza dello studente (da 80 cm per i bambini fino ai due metri per i ragazzi), le norme assegnano agli arredi scolastici delle vere e proprie "taglie". In questo modo le norme intendono favorire l'adozione di una corretta postura contribuendo allo sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi che ormai trascorrono gran parte della loro giornata a scuola.
Per una corretta postura, la norma prescrive che lo schienale debba avere un'inclinazione compresa tra i 95° e i 110°, questo indipendentemente dalla statura dello studente.
Le norme fissano le dimensioni delle sedie e dei banchi scolastici anche in relazione alla crescente diffusione dell'utilizzo di PC nella didattica. Gli arredi scolastici a norma sono progettati in modo che gli studenti possano appoggiare le braccia mantenendo le spalle rilassate sia che si trovino dinanzi a un monitor sia che siano alle prese con i più tradizionali quaderni a righe o quadretti.
Come si riconoscono gli arredi scolastici a norma? Le sedie e i banchi scolastici dovranno recare ben visibili: la "taglia" o il codice colore (ad ogni codice colore corrisponde una “taglia diversa”), il nome o logo del fabbricante, del distributore, dell'importatore o del venditore, la data di fabbricazione che specifichi almeno l'anno e il mese di produzione.

Illuminazione. UNI 10840
La UNI 10840 elenca i criteri generali per l’illuminazione artificiale e naturale delle aule e di altri locali scolastici, in modo da garantire condizioni che soddisfino il benessere e la sicurezza degli studenti e degli altri utenti della scuola. I locali scolastici vengono utilizzati prevalentemente durante le ore diurne, perciò la UNI 10840 fornisce le prescrizioni generali sia per l’illuminamento artificiale sia per l’illuminazione naturale.
Per i livelli di illuminamento e le prescrizioni generali sull’illuminazione artificiale la norma fa ampio riferimento anche ad un altro documento normativo: la UNI EN 12464 Parte 1 “Luce e illuminazione – Illuminazione dei posti di lavoro – Posti di lavoro in interni”.
Tale norma prevede che i requisiti illuminotecnici debbano soddisfare tre esigenze fondamentali:
  • il comfort visivo, cioè la sensazione di benessere percepita
  • la prestazione visiva, cioè la possibilità da parte degli studenti/lavoratori di svolgere le proprie attività anche in condizioni difficili e al lungo nel tempo
  • la sicurezza, cioè la garanzia che l’illuminazione non incida negativamente sulle condizioni di sicurezza degli studenti.
Va ricordato che tra i principali parametri che caratterizzano l’ambiente luminoso in relazione alla luce artificiale e a quella diurna ci sono la distribuzione delle luminanze, la direzione della luce, la sua variabilità, la resa dei colori, l’abbagliamento e lo sfarfallamento.

20140731

Il privacy officer: nuovi adempimenti?

Se arriverà il regolamento europeo, scatterà l'obbligo per una fetta di imprese e tutte le pubbliche amministrazioni di nominare il responsabile per la protezione dei dati, il privacy officer. Però, ormai è assodato, non ci si potrà improvvisare “guru della privacy” con alle spalle un corso di 3 giorni e nessuna esperienza operativa, perchè la gestione dei dati personali è attività pericolosa ai sensi dell’art.15 del D.lgs. n°196/2003, che richiama l’art. 2050 del Codice Civile che contiene una prescrizione che suona minacciosa: ”Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di una attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”. 
La professione di privacy officer e consulente della privacy richiede elevata preparazione e competenze in ambiti giuridici, informatici, e gestionali, per cui non è possibile improvvisarsi esperti della materia.
E ancora più severo sarà il nuovo regolamento con l’introduzione del principio di “accountability” in virtù del quale il titolare avrà l’onere di dimostrare in modo sostanziale secondo il grado tecnologico e organizzativo del momento di aver adottato tutte le procedure idonee a evitare il sinistro privacy. 
Tradotto in parole povere, “chi sbaglia paga”.
Noi dello Studio Lo Brutto siamo in grado, avendo già fin dalla introduzione della Privacy curato la consulenza in aziende pubbliche e private, di organizzare stage formativi, o iniziare collaborazioni che permettano di mettere in sicurezza tutto il sistema del trattamento dei dati personali, avvalendoci di strumenti e servizi all'avanguardia.

per informazioni: info@studiolobrutto.eu
 

20140730

Coordinatore della progettazione: quando è richiesto

Coordinatore della progettazione
Rispondendo ad un quesito presentato dall’Associazione Nazionale Imprese Edili Manifatturiere, l’Ance ha chiarito che la designazione del coordinatore per la progettazione (obbligatoria quando nel cantiere sono presenti più imprese esecutrici anche non contemporaneamente) non è necessaria quando l’opera non necessita di permesso di costruire e l’importo dei lavori è inferiore a 100 mila euro. In questi casi, le funzioni del coordinatore per la progettazione sono svolte dal coordinatore per l’esecuzione dei lavori.

Quando, invece, i lavori sono soggetti al permesso di costruire, il committente è sempre tenuto, ove sia prevista la presenza in cantiere di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, a nominare il coordinatore in fase di progettazione, qualunque sia l’entità dell’opera. Il coordinatore per l’esecuzione deve essere nominato contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione.

DUVRI e altri documenti da fornire al committente
Per la valutazione dell’idoneità tecnico professionale è sufficiente che l’impresa o il lavoratore autonomo presenti al committente il certificato di iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato e l’autocertificazione del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale, ai sensi dell’articolo 47 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al D.P.R. n. 445/2000.

L’Ance ha spiegato che il committente non può chiedere una copia del DUVRI, ma solo i documenti e le informazioni necessarie per la sua elaborazione. Il DUVRI, infatti, deve essere allegato al contratto d’opera o di appalto e questo onere ricade sul committente.

20140710

Responsabilità lavoratore in materia sicurezza lavoro

Pubblicato nei Working papers di Olympus il saggio n.37 L’individuazione e le responsabilità del lavoratore in materia di sicurezza sul lavoro, curato da Mariantonietta Martinelli, avvocato del Foro di Trani, specialista in Diritto del lavoro e sicurezza sociale presso l’Università di Bari.
L’autrice nell’opera ripercorre l’evoluzione storica della normativa italiana al fine di mettere in luce la nascita e l’affermazione della ratio che introduce gli obblighi di sicurezza anche per i lavoratori.
Per lungo tempo il lavoratore ha rivestito esclusivamente il ruolo di beneficiario delle norme prevenzionistiche, con gli obblighi totalmente a carico del datore di lavoro e dei suoi collaboratori. Il lavoratore era quindi semplicemente il soggetto da tutelare, senza alcun obbligo giuridico.
Nella normativa vigente, il D.lgs. n. 81/2008, gli obblighi a carico dei lavoratori in materia di sicurezza sono elencati  nell’art. 20:
“I lavoratori devono in particolare:
a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza;
d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
e) segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
f) non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
g) non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
i) sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o comunque disposti dal medico competente”.
Con l’entrata in vigore del Testo Unico il lavoratore diventa quindi titolare di una serie di precetti antinfortunistici. Sulla base delle nuove norme la studiosa passa quindi in rassegna la casistica che si può prospettare nel caso di violazione degli obblighi di sicurezza analizzando la possibile imputazione e la ripartizione delle responsabilità fra datore di lavoro e lavoratore:
  • l’assenza di responsabilità del lavoratore in difetto di cooperazione datoriale;
  • la responsabilità concorrente del lavoratore in caso di cooperazione datoriale;
  • la responsabilità esclusiva del lavoratore.

20140609

Nulli gli atti di nomina Rspp in mancanza dei requisiti ex art.32





Con decisione n. 20862/2014, la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che sono nulle le nomine dei Rspp sprovvisti dei requisiti previsti  dall’ art. 2, lett. f) e dall’art. 32 del TU 81/2008 (Capacità e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione interni ed esterni).


Le capacità e i requisiti professionali dei responsabili e degli addetti ai servizi di prevenzione e protezione interni o esterni devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative.




I soggetti devono essere in possesso di:
  • titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore;
  • attestato di frequenza… a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative;
  • attestato di frequenza a specifici corsi di formazione a) in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e da stress lavoro-correlato, b) di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali
  • attestato di frequenza di corsi di aggiornamento secondo gli indirizzi definiti nell’accordo Stato-Regioni.

20140507

Tutorial manovre per la disostruzione vie aeree





Per divulgare il più possibile le azioni da compiere per salvare la vita di un bambino e di un lattante, in occasione della festa della mamma di domenica 11 maggio 2014, l’Associazione Trenta Ore per la Vita regala a tutte le mamme un video-tutorial nel quale Lorella Cuccarini, socio fondatore e testimonial dell’Associazione, illustra in modo chiaro e semplice le manovre per la disostruzione delle vie aeree da corpo estraneo nel lattante e nel bambino.
In Italia più di 50 bambini all’anno, uno a settimana, perdono la vita per l’ostruzione delle vie aeree. La fascia più esposta è quella dei bambini dai 12 ai 36 mesi. L'ostruzione avviene quando, al momento dell'inalazione dell'oggetto nelle vie aeree, esso entra nella trachea anziché procedere normalmente per l'esofago.
Le 12 semplici manovre illustrate nel video riguardano il bambino (dal numero 1 al numero 8) e il lattante (dal numero 9 al numero 12) e sono regolate dalle linee guida internazionali vigenti in materia.
Questo video è stato realizzato in collaborazione con il dottor Marco Squicciarini, medico esperto di tecniche di rianimazione di base.
Al fine di diffondere il più possibile il filmato, è possibile scaricarlo, previa registrazione al sito, http://www.trentaore.org/pageID/292/langID/it/viva_la_mamma_informata.html

20140429

La valutazione dei rischi a favore dei volontari

Sugli obblighi dell’applicazione del TU 81/08 e in particolare della redazione della valutazione dei rischi a favore dei volontari, si è espressa il 13 marzo la Commissione interpelli del Ministero del Lavoro.
Si è trattato di indicare quali sono le disposizioni del TU alle quali devono sottostare le associazioni senza personale dipendente ma che, per raggiungere le proprie finalità, si avvalgono dell’aiuto di unità operative volontarie che non ne chiedono alcun compenso.
La Commissione ritiene che, in generale per le associazioni di volontariato il regime applicabile sia quello previsto per i lavoratori autonomi*, per i quali l’art. 3, c.11 del TU 81/08 dispone l’applicazione dell’art. 21.
La Commissione ha richiamato l’art. 2, c. 1 lett. a) del TU, per il quale è “lavoratore” la “persona che, indipendentemente dalla topologie contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore dî lavoro pubblico o privato con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere un ‘arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari“.
Per l’art. 3, c. 12-bis, inoltre, le disposizioni di cui all’art. 21 si applicano “nei confronti: 
  • dei volontari di cui alla L. 266/1991;
  • dei volontari che effettuano servizio civile
  • dei soggetti che prestano la proprio attività… in favore delle associazioni di promozione sociale di cui alla L. 383/2000 e delle associazioni sportive dilettantistiche… non aventi scopo di lucro, affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti nazionali di promozione sportiva riconosciuti ai sensi delle leggi vigenti…. e alle associazioni sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro… e nei confronti di tutti i soggetti di cui all’art. 67, c.1, lett. m), del Dpr 917/1986.
A favore di questi soggetti i datori di lavoro sono tenuti a fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali sono chiamati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla loro attività. Inoltre, devono adottare le “misure utili ad eliminare e/o a ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del soggetto e altre attività che si svolgano nell’ambito della medesima organizzazione”. 
Così chiude la Commissione: “restano fermi i principi generali di diritto che impongono al responsabile dell’impianto o dell’associazione sportiva dilettantistica che di esso abbia la disponibilità… di predisporre adeguate misure di tutela nei confronti di chi venga chiamato ad operare nell’ambito delle attività di riferimento dell’associazione sportiva dilettantistica e che, pertanto, ne sanciscono la responsabilità secondo i principi comuni civili e penali nel caso di danni causati a terzi da cose in disponibilità”.